Il FEP (Fondo Europeo della Pesca), entrato ufficialmente in vigore il 4 settembre 2006 (Regolamento del Consiglio CE n. 1198/2006, pubblicato su GU L 223/1 del 15.08.2006), divenuto operativo in Italia nel Dicembre 2008 (con uno stanziamento complessivo, per il comparto pesca di 4.339 milioni di euro) già mostra le sue falle e inadeguatezze, solo per l’Italia come al solito.
Il Fondo Europeo per la Pesca (FEP) è il nuovo strumento finanziario dell'Unione Europea (UE) valido per il periodo 1° gennaio 2007-31 dicembre 2013 ed ha l'obiettivo generale di garantire, nei 27 Paesi Membri dell’UE, la sostenibilità economica, ambientale e sociale del settore pesca e acquicoltura, al fine di ridurre lo sforzo di pesca e proteggere l'ambiente marino.
Uno strumento a dir poco straordinario se applicato correttamente ma qui le dolenti note.
Gli stanziamenti europei (decine di milioni di euro), destinati al comparto della piccola pesca, molto probabilmente non andranno a rimpinguare le scarne risorse dei pescatori italiani, a causa dei ritardi da parte delle regioni nell’attivare le procedure per i bandi Fep,
Infatti, sono circa 350 i milioni provenienti dai fondi Ue destinati alla pesca nell’arco dei sette anni, e di questi circa il 68 per cento è regionalizzato. Ovvero è gestito direttamente dalle regioni che sono tenute però ad attivare le procedure per i bandi del Fondo europeo della pesca entro i tempi stabiliti. Cosa che, fino ad ora, sembra non sia avvenuta. E nel caso le cose proseguano così, c’è poco da fare: i soldi saranno destinati in automatico agli Stati membri che si sono dimostrati in regola con gli adempimenti burocratici e, soprattutto, abbiano rispettato le scadenze temporali.
Le regioni ritardatarie, inoltre, nella maggior parte dei casi hanno preteso spesso vincoli burocratici cui le imprese hanno dovuto far fronte con estrema difficoltà, dilatando e posticipando gli adempimenti alle calende greche.
Il Partito Politico Caccia Ambiente chiede:
1) Si smetta di fare questo becero ostruzionismo;
2) Si smetta di fare politica sulle spalle delle persone oneste che con la pesca danno lavoro a migliaia di pescatori e permettono la sopravvivenza delle loro famiglie;
3) Che il ministro Zaia intervenga con azioni qualificanti, chiarificatrici e, soprattutto, risolutive;
4) Che i fondi siano gestiti direttamente dal Ministero (il quale ha dimostrato di saper utilizzare le risorse europee. Infatti, per la quota di fondi attribuita direttamente a questi l’utilizzo è stato pressoché totale);
5) Che il Ministro Zaia si faccia portavoce e promotore, in sede Ue, di una proroga di 12 mesi per tutti gli adempimenti in scadenza che rischiano di porre in serio pericolo l’approvvigionamento delle risorse comunitarie e porti il comparto in una crisi strutturale, da cui difficilmente riusciremo ad uscire.
UFFICIO STAMPA
PARTITO POLITICO CACCIA AMBIENTE










